I medici vogliono ISF più preparati
La newsletter Pharmakronos, edita da ADNKronos Salute, riporta questa mattina i risultati di ricerca di un’indagine americana svolta presso 208 medici circa il gradimento delle visite da parte di Informatori Scientifici. I medici hanno espresso il desiderio di avere innanzitutto meno appuntamenti (90%!), ma di livello qualitativo diverso. Si vogliono incontrare professionisti con una preparazione più specifica (51%) e in grado di divulgare dati clinici più precisi (87%).
Come già espresso più volte, i medici preferirebbero incontrare delle figure che li aiutino a risolvere problemi di aderenza alle terapie, persone in grado di fungere da educatori di salute.
Nei confronti delle aziende, poi, si auspica una comunicazione improntata maggiormente alla trasparenza e ai servizi, soprattutto via web, potenziando l’offerta di programmi educativi peer-2-peer e anche di eventi ECM.
La ricerca è americana, è vero, ma considerando quanto sta succedendo a casa nostra possiamo affermare che il rapporto medico-ISF soffre dappertutto degli stessi acciacchi.
Quelle espresse in questa ricerca sono in realtà esigenze che DMS ha intercettato già da tempo e alle quali ha risposto con lo sviluppo dei simulatori di realtà comportamentali. Grazie alla creazione di famiglie di simulatori differenti, siamo infatti in grado di:
- aiutare gli ISF a migliorare le proprie performance relazionali: aiutandoli ad allenare le loro doti comunicative, si accorciano i tempi di visita, ma si intercettano i bisogni reali del medico e gli si forniscono le informazioni utili,
- agevolare il rapporto professionale medico-ISF in particolare, ma anche medici-aziende Pharma in generale: le visite vengono percepite come un servizio reale e non più come un bieco tentativo di vendita.
In sostanza, medici più contenti, ma anche una maggior spessore per una professionalità, quella degli ISF, spesso bistrattata.
Simulatori comportamentali ed etica professionale
Uno degli aspetti più interessanti derivanti dall’utilizzo del video nei simulatori comportamentali di realtà by DMS è il grado di realismo che si crea nella narrazione.
Conseguenza di questo realismo è il coinvolgimento di chi si trova ad affrontare la simulazione.
Nei simulatori dedicati al mondo della sanità questo realismo e coinvolgimento hanno un’importanza fondamentale nella trasmissione di una determinata etica professionale.
La potenza di una narrazione supportata da attori in carne ed ossa, dal pathos della recitazione, da un set studiato ad hoc e soprattutto da feedback qualitativi, ovvero il commento personale dalla viva voce dei propri interlocutori virtuali, generano nella persona che affronta la simulazione una forte emozione e quindi una maggiore disposizione all’ascolto e all’empatia.
In DMS abbiamo intrapreso la scelta di sviluppare strumenti così sofisticati come i simulatori di realtà, per rispondere alle esigenze, espresse da più parti, di affrontare a livello formativo anche aspetti puramente comportamentali, che tuttavia risultano fondamentali nel complesso legame medico-paziente e negli effetti che le cure possono avere su quest’ultimo, con tutti i risvolti etici del caso.
God save the Queen!
DMS entra ufficialmente a far parte dei soci sostenitori della British Chamber of Commerce for Italy.
L’adesione segue la strategia di internazionalizzazione della società che sta puntando a nord e a ovest del mondo per espandere il proprio potenziale.
I cugini inglesi strizzano l’occhio e si dicono pronti ad accogliere a braccia aperte i nostri simulatori comportamentali di realtà.
Qui in DMS stiamo affinando il british accent e doppiando i nostri simulatori con attori born in Oxford…
So please stay with us!
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Ciak, si gira!
Settembre di fuoco per gli Studios DMS. Manca solo il tappeto rosso all’esterno dell’edificio… per il resto è un gran viavai di tecnici per l’allestimento dei set, operai per il montaggio delle nuove luci, attori per i casting.
L’autunno si apre con gli Studios rinnovati sul piano tecnico (comprese nuove attrezzature HD) e la squadra di lavoro potenziata grazie all’ingresso di Lorenzo Mollo cui spetta il compito di affiancare il team del direttore di produzione e fare da coordinatore delle attività audio-video per la produzione dei nostri simulatori comportamentali.
La nuova telecamera è già all’opera da giorni e solo nel mese di settembre è prevista la registrazione di ben 9 simulatori, prevalentemente dedicati al mondo Pharma.
Ecco alcune immagini.
Ma non è tutto. Stiamo anche per girare la versione in lingua inglese di Pragma per il mercato anglofono…
Coming soon! Don’t miss out!
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“Hard facts” riguardo le “soft skills”
Secondo una ricerca inglese condotta da Deliverers, azienda inglese che si occupa di comunicazione e formazione, c’è fame di formazione rivolta allo sviluppo di soft skill. Lo scenario che emerge dalla survey dimostra infatti una netta crescita nella domanda di azioni formative per il training di competenze professionali in fatto di leardership, comunicazione e lavoro di squadra.
Secondo il 59% degli intervistati la formazione sulle soft skill è ritenuta “molto importante” per l’affermazione nel mondo del lavoro e la competitività aziendale.
I metodi con cui questa formazione è attualmente erogata sono principalmente:
- corsi in aula,
- e-learning (anche se è percepito come uno strumento più per la formazione basata sul saper fare, che non per il saper essere),
- video/DVD.
L’interesse per video e soluzioni digitali per la formazione è alto in quanto si tratta di strumenti in genere a basso costo, con contenuti di alta qualità e un grande potere di coinvolgimento dell’utente, che si traduce in facile misurabilità dell’efficacia e dei risultati.
In DMS abbiamo sviluppato sistemi di formazione a distanza per l’affinamento di soft skill unendo l’interattività tipica dell’elearning con il realismo e le attrattive tipiche delle produzioni video, il tutto finalizzato proprio allo sviluppo di competenze e capacità relazionali e negoziali.
Se la ricerca di Deliverers è veritiera abbiamo una conferma in più che stiamo navigando nella giusta direzione!
Parola d’ordine: emozionare!
Anche nei videogiochi. E a dirlo è nientepopodimeno che Steven Spielberg. Il celebre regista si è infatti recentemente cimentato proprio nello sviluppo e produzione di un videogioco per Wii e smartphone, dal titolo Boom Blox, uscito in America lo scorso maggio.
Il gioco consiste nel riuscire ad abbattere o a preservare delle strutture composte da blocchi agendo sul telecomando Wii per spingere via, colpire, rinforzare i singoli blocchi. L’ambiente ricreato rappresenta un sistema fisico realistico che tiene conto della posizione del giocatore, dell’angolazione dei suoi colpi, della forza impressa e del tipo di blocco con cui si interagisce.
Il gioco potenzia riflessi, destrezza e capacità di problem solving. Si può giocare singolarmente (con più di 300 livelli) o con più giocatori (più di 100 livelli), ed esiste anche una modalità che permette ai giocatori di crearsi dei livelli personali e di condividerli con gli amici. Insomma interattività e realismo.
Intervistato in merito al mondo dei videogiochi, Spielberg ha affermato che “Only when somebody will confess that he cried playing videogames will have become a true narration form“. Emozionare significa coinvolgere. E’ il segreto del successo di tanti film di Spielberg e di molti videogiochi. Questi ultimi, secondo una ricerca Nielsen in 15 Paesi europei, stanno superando la TV come sistema di intrattenimento (sorpasso previsto entro un paio d’anni).
I motivi? L’attività ludica elettronica risulta essere più istruttiva e interessante, senz’altro garantisce un livello più alto di socializzazione. La tendenza del momento va verso narrazioni complesse e a volte artistiche, a scapito dei soliti “sparatutto” violenti e poco sociali. Si punta quindi ad allenamento fisico e mentale, allo sviluppo di capacità strategiche, all’allenamento della memoria.
Lo sviluppo tecnologico viene in aiuto: la sofisticatezza della grafica permette la creazione di ambienti del tutto realistici.
La parola d’ordine, emozionare, resta al centro di tutto. DMS ne ha fatto tesoro da tempo e se volete sapere dove ci sta portando, continuate a seguirci.
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Quando il gioco si fa “serio”…
In America la tendenza del momento nella formazione a distanza sono simulazioni 3D e Serious Games. Ne parlano i guru della materia e le principali riviste/siti di riferimento.
L’industria del 3D ringrazia. Gli sviluppatori di giochi multimediali hanno trovato una nuova fascia di mercato in cui inserirsi. Le società che vendono e-learning rilanciano le loro offerte spinte da nuovi, adolescenziali entusiasmi.
Sui Serious Games grava tuttavia il sospetto. I clienti più intransigenti sollevano spesso obiezioni che gravitano tutte intorno ad un’unica parola: game, gioco… In effetti, i “Serious Games”, definizione che sa decisamente di ossimoro, appaiono a qualcuno come l’ennesima trovata di marketing per spingere un prodotto la cui efficacia in termini didattici non è ancora ben provata. Partecipazione, sì. divertimento… pure. Ma cosa si portano a casa i manager che si sfidano in queste partitone collettive, recuperando un po’ del giovanile ardore sfoderato alla console in anni di duelli contro alieni e demoni?
Su Punto Informatico del 9 luglio si fa menzione di un Serious Game dedicato al settore medico: la simulazione in 3D di un attentato fa da sfondo alle esercitazioni per i medici e il personale paramedico che devono imparare ad affrontare al meglio l’emergenza … i commenti sono impietosi, segno che di resistenze ce ne sono e anche tante.
Dubbi in materia ne abbiamo avuti anche noi in DMS e un fattore determinante ci ha spinto a scegliere le riprese video, piuttosto che la realtà in 3D, per creare i nostri simulatori: la dimensione del coinvolgimento e, di conseguenza, l’efficacia formativa vengono determinati dal grado di realtà percepita dall’utente che fruisce il prodotto. E questo (ma non solo…) fa la differenza tra i nostri simulatori e i Serious Games: non si tratta di giochi, più o meno seri che dir si voglia, ma di veri e propri “acceleratori di realtà”.
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Mentoring vs Virtual Coaching by DMS
La Piccola e Media impresa italiana, secondo uno studio di Confindustria riportato da il CorrierEconomia del 9 giugno scorso, investe ancora poco nella formazione delle risorse umane, pare a causa di una scarsa percezione del ritorno sull’investimento.
Dopo le ondate di entusiasmo per l’e-learning, il coaching e l’outdoor, secondo l’articolo oggi la tendenza è quella del mentoring. Un tipico anglismo per indicare una pratica vecchia come il mondo, ovvero l’affiancare un collega esperto ad uno non pratico dello specifico contesto. Segui il maestro, guardi quello che fa e cerchi di imitarlo. E’ un metodo efficace, ma costoso, in termini di tempo e di risorse impiegate.
In DMS abbiamo di fatto superato i limiti del mentoring, traslandone gli aspetti vincenti, reiterabilità dell’esperienza e coinvolgimento esperienziale, nei simulatori di realtà. Abbiamo messo a punto uno strumento che consente al personale meno esperto di allenarsi con un ambiente virtuale estremamente reale, creando un potente acceleratore di realtà che abbatte i costi di affiancamento e stimola attivamente le capacità di apprendimento degli utenti.
Non è un caso che tra i nostri principali clienti ci siano proprio quelle aziende del farmaco, citate nell’articolo de Il CorrierEconomia come realtà d’eccezione, che puntano su una formazione qualificante e di qualità per le proprie risorse umane come fattore competitivo.
Aziende in provetta negli atenei italiani. Un modello di simulazione
Si legge su Il Corriere della Sera, Formazione&Carriere del 6 giugno scorso, che in diversi atenei italiani sono state create delle imprese virtuali per dar modo agli studenti e futuri manager di esercitarsi a gestire realtà complesse. Rapporti con le banche, mutui, assegni, acquisti, vendite, fatture e ordini. Il tutto rigorosamente virtuale. Gli studenti assumono man mano i diversi ruoli aziendali per meglio capire, innanzitutto, quali sono le loro attitudini e, in secondo luogo, per imparare ad affrontare i meccanismi complessi che regolano la vita tipica di un’impresa. Parimenti esistono corsi che simulano la gestione di una corsia d’ospedale, o la vendita di coperture assicurative, piuttosto che la consulenza in materia di analisi e copertura dei rischi finanziari.
Si tratta sicuramente di un approccio efficace all’insegnamento che sfrutta il coinvolgimento tipico innescato dalla simulazione per potenziare l’apprendimento e renderne più duraturi gli effetti. Questo modello di simulazione, in sostanza, serve a fornire una serie di nozioni legate comunque al “saper fare”, ovvero a trasmettere principi di gestione e conoscenze procedurali che permettono, se usati correttamente, di mantenere in vita e far prosperare un’azienda.
Il modello di simulazione proposto da DMS con i suoi simulatori di realtà va oltre ed entra direttamente nella sfera del “saper essere”, ovvero va a lavorare sui comportamenti e sulle strategie relazionali delle persone che nella loro vita lavorativa non si trovano a gestire solo procedure e principi gestionali, ma soprattutto persone e situazioni negoziali, un fronte troppo spesso dimenticato nella formazione e lasciato alle doti personali o all’apprendimento esperienziale sul campo… con tutti i rischi che comporta!
Web TV: voglia di libertà
Secondo un articolo di Edoardo Segantini apparso su Il Corriere della Sera dello scorso 3 giugno, dal titolo “Telefono e Internet. Arriva la nuova tv”, il mondo dei media e della comunicazione globali sta vivendo una fase di profonda trasformazione. Si sente dire già da tempo che questa è l’era della CONVERGENZA, dove media diversi supportano format di informazione e di comunicazione di massa, che prima erano monopolio di pochi strumenti. Televisione sul PC, pubblicità sui telefonini, interattività in TV…
Alla base di tutto ci sarebbe, la voglia del pubblico, o meglio di fasce di pubblico più o meno elitarie, di crearsi i propri palinsesti e poter veramente scegliere i contenuti da fruire. Aggiungerei che di fondo c’è una noia e insoddisfazione di fondo per i soliti programmi, il carico di pubblicità e un’offerta che lascia alquanto a desiderare.
Le persone oggi hanno voglia di protagonismo. E se c’è la possibilità di crearsi un palinsesto televisivo per conto proprio e in base ai propri gusti, perché no? Il risultato è un coinvolgimento reale del pubblico nei confronti del canale tematico scelto e degli argomenti trattati.
La stessa molla che sta spingendo la rivoluzione dei media, può essere efficacemente utilizzata per rivitalizzare il settore della formazione, in particolare di quella a distanza, che riguarda DMS più strettamente. Si tratta di un settore che naviga in altrettanto in acque tormentate, in bilico tra utenti insoddisfatti, redemption scarse e tecnologie utilizzate non appieno.
Per quanto ci riguarda l’era della convergenza è arrivata in DMS già da qualche tempo. Nascono da questo stimolo strumenti come Stream Training® ed Emotion-Lab®, che mettono a fattor comune la voglia degli utenti di essere protagonisti, l’utilizzo ponderato delle tecnologie e il potere dell’intrattenimento a favore dell’apprendimento.

